Lunedi, 22 maggio 2017 - ORE:23:29

Crisi dell’Auto: i marchi scomparsi


Marchi scomparsi seppur gloriosi

Ci sono alcune case automobilistiche che nel corso della storia si sono affermate, sono diventate delle vere e proprie leggende, marchi riconosciuti in tutto il mondo, e ci sono altre che dopo un periodo di gloria, dopo alcuni modelli di successo, sono incappati in una crisi e hanno dovuto chiudere i battenti, ponendo fine alla loro storia. Questo secondo caso è quello che interessa a noi, focalizzando l’attenzione sulla scomparsa dei marchi più famosi.

HUMMER-H1-6-5-TD-2023682-1-1Hummer: casa automobilistica statunitense del gruppo GM, nata agli albori degli ’90 del secolo precedente (1992), divenuta famosissima in tutto il globo, grazie alla produzione di grandi fuoristrada capaci di affrontare qualsiasi condizione stradale e climatica, tanto che furono adoperati anche dall’esercito americano. I modelli in totale sono soltanto tre: il più grande H1, nonché il primo della serie, e in ordine di grandezza e di uscita l’H2 (del 2002) e l’H3 (del 2005). Prendendo in esame solo l’H1, si può parlare di un 4×4 estremo, composto da un motore V8 da 6,6 litri da 300cv che nonostante la mole eccessiva può raggiungere i 140 km/h. Il consumo non è di certo il pezzo forte, infatti si attesta sui 4 km con 1 litro. Nel 2010 cala il sipario su questa azienda, che viene dichiarata fallita dopo un mancato tentativo di acquisizione da parte di una industria cinese, la Sichuan.

rover_sd_6Rover: è un noto marchio britannico, che ha visto la nascita intorno agli anni ’80 del 1800, producendo come primi esemplari delle biciclette a motore. Agli inizi del ‘900 invece si sono specializzati in vetture automobilistiche prendendo la denominazione di Rover. Il periodo di massimo splendore è stato raggiunto negli anni ’50 e nei primi anni ’60, quando venivano costruite principalmente delle berline di pregevole fattura come la P4 e la P5. Con la crisi della seconda metà degli anni ’60, che in Inghilterra si era manifestata soprattutto con lo sciopero del personale, la Rover si unisce al gruppo Leyland. Le vicissitudini di questo marchio da qui alla sua fine, si contraddistinguono per il passaggio dei diritti del marchio, prima al gruppo Austin (1981), poi al gruppo Bmw (1994), Ford (2005) e dal 2008 al colosso indiano Tata che ha sancito la morte di Rover. Un auto simbolo di questo marchio è la Rover SD1: una berlina nata nel 1977, con attitudini da coupé che doveva dare slancio alla British Leyland; aveva la trazione posteriore, il motore V8 da 145 cv posizionato sull’anteriore e un cambio 5 marce; nulla di innovativo, infatti la particolarità risiedeva nella carrozzeria che si ispirava fortemente alla Ferrari 365 Daytona.

tvr__sagaris_26874TVR: azienda inglese, fondata nel 1947 da Trevor Wilikins, che ha prodotto fino a pochi anni fa le più classiche delle britsh sport car. Infatti la produzione è sempre stata incentrata su vetture coupé, spider e cabrio fino alla sua chiusura nel 2012 dopo che fu acquistata da un magnate russo, Nikolai Smolenski, nel 2004. L’ultima vettura ad uscire dagli stabilimenti di Lancashire è stata la Sagaris nel 2006: una vettura concepita principalmente per le gare endurance, e che come tutte le TVR si caratterizza per l’assenza di qualsiasi dispositivo elettronico della stabilità, niente ABS o Airbag, una sportiva nuda e cruda per piloti audaci e dal buon manico, considerando che la Sagaris può raggiungere i 300 km/h.

talbot_samba_1982_pictures_1Talbot: è una ex azienda automobilistica anglo-francese che fino agli anni ’50 ha costruito vetture di un certo pregio; la massima diffusione commerciale di questo marchio però la abbiamo dopo la sua acquisizione da parte della Simca prima e poi dal gruppo Peugeot nel 1978: con il modello Sunbeam abbiamo la rinascita del marchio Talbot, e su direttiva della casa madre tutte le Simca prodotte fino a quel momento verranno successivamente rimarchiate proprio con il simbolo della Talbot. L’ultimo modello della casa francese fu la Samba, che sostituì la Sunbeam nel 1982: aveva le stesse caratteristiche sia tecniche che di carrozzeria della Peugeot 104, solo un leggero allungamento del passo che la rendeva più stabile rispetto al modello di derivazione. Il motore era principalmente un 1.3 da 80 cv, e la variante più particolare fu la versione scoperta, la Samba Cabriolet disegnata da Pininfarina. Esce di produzione nel 1986 e questo segna la fine dell’avventura motoristica della Talbot.

alpine_a110_0-100Alpine: ha realizzato delle vetture sportive francesi fino al 1995 e ha fatto parte del gruppo Renault fino alla chiusura. Il primo modello fu l’A106 del 1956, ma il grande successo sarebbe arrivato da lì a poco. Negli anni ’60 infatti nasce quella che può essere identificata come il simbolo di questa casa, la A110: realizzata in vetroresina, quindi leggerissima, la prima A110 aveva un motore di appena 900 cc da 4 cilindri che erogava una potenza di 50 cv che la spingevano fino a 160 km/h, comunque un bel traguardo per il 1962. Ha segnato il mondo delle corse automobilistiche degli anni ’60, ottenendo un gran bel numero di successi. Nel 1977 esce di produzione e il suo motore nel frattempo ha subito delle modifiche, infatti venne introdotto anche un motore da 1.6 litri da 130 cv, ma non era più in grado di confrontarsi con la concorrenza. La produzione delle Alpine si protrasse fino al 1995, non riuscendo però più ad ottenere il consenso e il successo ottenuto negli anni precedenti.

6aAutobianchi: è nata in Italia nel 1955 dopo lo scorporamento della Bianchi, e si è specializzata fin da subito nella produzione di utilitarie per le grandi masse. Il primo modello realizzato fu appunto la Bianchina, la versione lussuosa della Fiat 500. Nacque a 3 volumi, ma visto il successo di vendite, furono proposte anche le versioni cabriolet e giardiniera (station wagon). La Bianchina resistette sul mercato fino al 1969, e deve anche parte della sua notorietà al grande schermo, infatti è la macchina del famosissimo ragionier Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio. Altri due grandi successi di questa casa sono la A112 che andò a sostituire proprio la Bianchina nel 1969, che riuscì a vendere la bellezza di 1.311.322 esemplari fino al 1986, anno di uscita del best seller per eccellenza dell’Autobianchi, la Y10, l’auto che piace alla gente che piace, come diceva il suo famoso slogan pubblicitario. La Y10 rimase sul mercato fino al 1995, anno appunto della definitiva scomparsa di questo marchio, riuscendo a vendere 1.133.774 esemplari, grazie alle varie versioni che si potevano trovare, dalla 4×4, alla turbo.

1973 De Tomaso PanteraDe Tomaso: è una società produttrice di automobili nata negli anni ’50 a Modena per volontà del pilota argentino Alejandro De Tomaso. Il caso della De Tomaso è un po’ particolare, infatti non si può parlare propriamente di un marchio scomparso, anche se la produzione rimane ferma al 2012 dopo la liquidazione e la carcerazione dei proprietari per bancarotta fraudolenta. Le De Tomaso sono vetture di lusso e sportive di lusso, che hanno avuto il periodo di maggior splendore negli anni ’60 e ’70, con i modelli Mangusta e Pantera che si battevano alla pari con Lamborghini e Ferrari. La Pantera è sicuramente l’icona di questa industria, nasce nel 1971 dopo le pressioni della Ford, con la quale aveva stipulato un accordo per la commercializzazione in Nord America, che voleva concretizzare i successi sulle piste nei mercati europei e riuscire a fronteggiare negli Usa il successo della Corvette. E’ una coupé a due posti con motore centrale, un V8 5500 cc capace di erogare una potenza corrispendente a 330cv. Sfortunatamente ci si mise la sorte a condizionare il destino della De Tomaso, infatti la crisi petrolifera del 1973 fece si che la Ford stoppasse le vendite nel Nord America della Pantera, che rimase in vendita fino al 1993 in scala ridotta e prodotta in maniera indipendente dalla De Tomaso.

407913_330421983645249_149924325028350_1121834_2145338630_nSaab: ogni appassionato del mondo a quatto ruote conoscerà il nome della svedese Saab. Nasce come industria produttrice di aerei e sul finire degli anni ’40 produce la sua prima vettura la 92.001 o UrSaab. Il successo della Saab è sempre stato dovuto alle linee particolari, alle componenti e ai dispositivi di sicurezza di guida che hanno rese questo marchio e uno dei più affidabili e sicuri a livello internazionale. Il successo assoluto di Saab si ha con il modello 900, che entra in produzione nel 1979 per sostituire la 99, e si caratterizza nel corso degli anni per essere venduta sia a 2 e a 4 porte sia a 3 e 5, compresa una versione cabriolet che adesso è ritenuta un cult. Nel 1983 Saab introduce nella 900 il Turbo, che incrementerà moltissimo le sue vendite in tutto il Mondo. Saab nel 2009 è stata colpita da una dura crisi, infatti la GM che deteneva i diritti su questo marchio cercò di venderla dapprima alla Koenigsegg senza riuscirci, poi alla olandese Spyker che grazie al magnate russo Vladimir Antonov riesce ad acquistarla.

Nel 2011 c’è un nuovo stop alla produzione, poiché i fornitori di pezzi per l’assemblaggio delle vetture svedesi non venivano pagati; la riproduzione riprende grazie al finanziamento di capitali cinesi, ma sarà solo un passaggio momentaneo prima del definitivo addio della produzione. Nel novembre 2011 la Spyker vende la Saab, in fase di liquidazione alla cinese Pang Da per 100 milioni di euro. Il 19 dicembre 2011 la Saab Automobile ha presentato istanza di fallimento presso la corte svedese ed è stata posta in amministrazione controllata. L’ultimo atto risale al 2012 quando vengono vendute le ultime 9.3 e 9.5 rimaste con tutti i pezzi di ricambio al concessionario Ana di  Trollhättan, cala così il sipario sulla gloriosa storia di Saab.



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